Bologna
Il primo embrione di quella che sarebbe divenuta la città di Bologna venne
fondato nel 189 a.c. dai romani, anche se sono state rinvenute tracce di
insediamenti ben più antichi Villanoviani (IX – VI sec. a.c.), Etruschi (VI –
IV sec. a.c.) e Celti (IV – II sec. a.c. La fondazione di Bononia, come
venne denominata, forse in segno di augurio o forse riprendendo la parola
celtica "bona" (città), coincise con il periodo di espansione che portò Roma
ad estendere la sua influenza su tutta la penisola italiana, sulla penisola
iberica e sul bacino del mediterraneo(III – I sec. A.c.).
La prima pianta della città romana è vagamente riconoscibile nel
quadrilatero compreso tra le Vie Galliera ad Ovest
Schiavonia-Volturno-Marsala a Nord, Marchesana-Drapperie-Oberdan ad
Est e Marescalchi-de’Foscherari a Sud.
Momento fondamentale per lo sviluppo della Bononia romana fu, nel 187
a.c., la costruzione della Via Emilia, che collegava (e collega tuttora)
Rimini a Piacenza.
I primi secoli di vita della città furono caratterizzati da prosperità e crescita
economico-politica; in seguito, contestualmente alla crisi vissuta
dall’Impero Romano nel III sec. d.c. anche Bononia si ridusse ad una pigra
vita provinciale; la situazione di stallo continuò e, anzi, peggiorò nei secoli
seguenti; il periodo che va dalla fine del III al VII sec. d.c. è quello più
misterioso della storia di Bologna: sicuramente non furono secoli luminosi:
nel 387 il Vescovo milanese Ambrogio, della cui Diocesi faceva parte
Bologna, visitando la città la descrive come "cadavere di città
semidistrutta". Sono attribuibili all’influenza del Santo Milanese le Quattro
croci che ci permettono di delimitare approssimativamente il perimetro
della città ai tempi: esse erano collocate all’angolo tra le attuali vie Farini e
Castiglione, all’incrocio tra Via Barberia e Via Collegio di Spagna, in Via
Porta di Castello e sull’attuale Piazza di Porta Ravegnana, ad indicare una
città assai ridotta, in piena crisi, almeno demografica. Le Croci avevano un
significato di protezione spirituale del centro abitato e servivano
probabilmente a segnare il percorso delle processioni; dopo essere state
rimosse dall’ubicazione originaria nel 1798 vengono ora conservate nella
Basilica di San Petronio.
Dopo la divisione dell’Impero Romano nel 395, Bologna, fece parte
dell’Impero Romano d’Occidente, al quale si sostituirono dopo la sua
caduta definitiva i cosiddetti Regni Romano-Barbarici, con le dominazioni
di Odoacre (Goti) e Teodorico (Ostrogoti); la città in seguito alla guerra
Greco-gotica, combattuta da Giustiniano contro i barbari venne
riconquistata, come del resto la penisola Italiana, dall’impero Bizantino;
resistette quindi per secoli agli attacchi Longobardi, ai quali dovette
soccombere nel 727; a quei tempi la città era difesa dalle cosiddette Mura
di Selenite (dal nome che veniva attribuito al tipo di gesso utilizzato per
costruirle); questa imponente costruzione difensiva, costituita di blocchi di
pietra sovrapposti a secco fino a raggiungere i sei metri di altezza, di cui
risulta ostica la datazione (approssimabile tra il 400 ed il 700) rivela una
città in piena crisi tardo-antica, di dimensioni ancora più ridotte rispetto al
perimetro delimitato dalle Quattro Croci.
Nel 774, con l’avvento dei Franchi, vennero cacciati i Longobardi; Carlo
Magno dopo la vittoria divenne, oltre che Re dei Franchi (per diritto di
successione) anche Re dei Longobardi (per diritto di conquista); gettò in
questo modo le basi di quello che sarebbe stato un nuovo Impero; egli
venne infatti incoronato primo Imperatore del Sacro Romano Impero, la
notte di Natale del 800, da Papa Leone III; l’Impero si pose a difesa della
Chiesa e del Papato contro gli attacchi barbarici ed arabi, contrapponendosi
all’Impero Bizantino, fino ad allora unico erede della tradizione Cristiana
dell’Impero Romano; anche la città di Bologna venne simbolicamente
donata al Pontefice.
Dal punto di vista urbanistico, dal IV al X sec. Bologna cambiò in maniera
quasi impercettibile. Dopo un lungo periodo di recessione, attorno all’anno
Mille la città iniziò a rifiorire e ad espandersi; risale a questo periodo
l’abitudine di costruire i nuclei abitativi di coloro i quali gravitavano
nell’orbita di una famiglia influente, attorno alla residenza della famiglia
stessa, disponendoli attorno alle corti, sormontate dalle torri, elemento di
difesa, oltre che di prestigio, ne è tipico esempio Corte Galluzzi, nelle
immediate vicinanze dell’attuale Piazza Galvani. Tra il 1000 ed il 1300
l’abitudine di costruire le torri fu molto diffusa a Bologna: c’è chi parla
addirittura di 300; ora ne rimangono poche e le più famose sono
sicuramente la Asinelli e la Garisenda.
Fino al 1115, anno in cui morì Matilde di Canossa, la città fu direttamente
o indirettamente assoggettata al governo Imperiale; la stessa Matilde, che
non dominò mai in prima persona su Bologna, esercitò un’importante
influenza; venuto meno il suo carisma però, i cittadini insorsero,
distruggendo il "Castello", che sorgeva sulla collinetta su cui ora si apre Via
Porta di Castello, sede del Conte, rappresentante dell’imperatore: fu questo
il primo segnale del cambiamento già in atto, non solo a Bologna, ma in
molte parti dell’Impero stesso, volto al decentramento del potere che portò
alla completa indipendenza della città, governata dal Comune, espressione
del potere dei ceti borghesi, sia militari che dei commercianti, radunati
sotto diverse corporazioni. La nascita della nuova forma di governo
coincise con il "Diploma" rilasciato da Enrico V nel 1116 con cui concesse
alcuni importanti privilegi al popolo bolognese.
Ad incrementare la popolazione in modo marcato contribuì, sempre sul
finire del XI sec. la fondazione dello Studio, ovvero dell’università, che
iniziò a portare a Bologna studenti da tutta Europa; nello stesso periodo,
proprio a causa dell’espansione notevole delle zone abitate si decise di
dotare la città di una nuova cinta muraria, in sostituzione delle ormai
insufficienti Mura di Selenite: venne quindi costruita la cosiddetta Cerchia
del 1000 o "dei Torresotti", dalla forma a torre delle 18 porte che
permettevano di accedere all’interno della fortificazione; alcune di queste
porte sono ancora presenti, ad esempio in Via San Vitale o in Via
Castiglione. La nuova fortificazione difese la città in occasione della Lega
Lombarda alla quale Bologna partecipò assieme a Milano ed altre città del
Nord-Italia in contrapposizione all’imperatore Federico Barbarossa, sceso
in Italia per riaffermare il potere dell’impero; egli venne sconfitto a
Legnano nel 1176 e fu costretto a fare ampie concessioni ai comuni, con la
Pace di Costanza del 1183.
La città era in fase di continua espansione: si continuava a costruire
rapidamente anche al di fuori della nuova cerchia muraria, dove si
svilupparono, oltre agli insediamenti residenziali, anche i grandi complessi
conventuali, come San Domenico, San Francesco e San Giacomo
Maggiore. All’inizio del 1200 venne costruito, dove ora sorge il Palazzo del
Podestà, la sede del Comune; di quel periodo rimane ora solamente la
Torre dell’Arengo, utilizzata per chiamare a raccolta i cittadini; iniziarono
quindi a svolgersi lì le assemblee che fino a quel momento si tenevano
nella Corte di S. Ambrogio, all’angolo fra le attuali Vie Pignattari e
Colombina (dell’edificio originario rimane ora solamente il portico); dal
1246 le assemblee del consiglio si tennero invece a Palazzo Re Enzo, sede
più consona ed adeguata anche all’archivio dei verbali delle assemblee
stesse. Sempre attorno al 1200 si iniziò l’apertura di Piazza Maggiore
spianando le costruzioni di epoca Romana e successive che erano presenti
in quell’area, acquistata dal Comune; la Piazza fu da subito adibita ad usi
strettamente civili, come tornei, adunanze, festeggiamenti e mercati, le cui
contrattazioni erano garantite dai prototipi delle misure scolpiti sulla
scarpata di Palazzo d’Accursio, la cui costruzione risale alla fine del 1200,
mentre la zona antistante la Cattedrale di San Pietro era riservata al culto;
in prossimità dell’attuale piazza VIII Agosto si svolgeva invece il mercato
del bestiame.
Questa espansione, verso la metà del 1200, portò alla costruzione della
terza cerchia di mura, coincidente quasi del tutto con gli attuali viali di
circonvallazione: essa era dotata di 16 porte e posterle e di circa 30 torrioni
o baraccani; la nuova fortificazione, inizialmente costituita da una semplice
palizzata di legno, fu motivata anche dall’appartenenza di Bologna alla
seconda Lega Lombarda contro Federico II, il quale scese in Italia mosso
dagli stessi sentimenti restauratori del Barbarossa; l’imperatore venne
sconfitto nel 1249 nella battaglia della Fossalta, in seguito alla quale fu
catturato Enzo, figlio di Federico II stesso: esso venne rinchiuso in quello
che è ora conosciuto come Palazzo Re Enzo e vi rimase in una sorta di
prigionia dorata fino alla morte avvenuta nel 1272.
La città all’inizio del 1300, cioè all’inizio di quella fase che potremmo
individuare come il passaggio dall’epoca comunale all’epoca signorile, era
ricca e visse una fase di costante sviluppo, basato soprattutto sul
commercio; importanti a questo scopo i canali navigabili che
attraversavano la città (ora quasi completamente sotterranei) ed il relativo
porto, che collegavano Bologna al fiume Reno e quindi alla laguna veneta,
importante sbocco commerciale. L’espansione economica continuò fino
alla metà del secolo, quando un’epidemia di peste colpì Bologna,
riducendone di circa un terzo gli abitanti. I primi che poterono godere del
titolo di Signori di Bologna, se non ufficialmente, almeno nei fatti, furono i
Pepoli, importanti e ricchi banchieri che fino alla meta’ del secolo
mantennero il controllo sulla città, dapprima con Romeo a cui successe il
figlio Taddeo, noto giurista, ed infine i figli di quest’ultimo Giovanni e
Giacomo, i quali, dotati di minor carisma rispetto al padre ed al nonno non
seppero far altro che vendere la città ai Visconti, signori di Milano.
Dal 1350, con l’uscita di scena dei Visconti, ebbe inizio un periodo di lotte
intestine che portarono prima alla restaurazione del governo pontificio,
attraverso un legato, poi ad un periodo in cui pareva rinato lo spirito
comunale ed infine alla signoria dei Bentivoglio, importante e storica
famiglia bolognese che prese il potere grazie all’opportunismo politico di
Giovanni I Bentivoglio, il quale occupò nel 1401 il Palazzo Comunale. In
seguito alla sua morte, avvenuta nel 1402 la città visse un periodo
politicamente molto confuso, caratterizzato da guerre e lotte, fra i cui
protagonisti Vi furono anche i figli ed i nipoti di Giovanni I Bentivoglio; da
tale periodo si uscì nel 1446, quando fece il suo ingresso a Bologna Sante
Bentivoglio, anch’egli nipote di Giovanni I, che era cresciuto a Firenze alla
corte di Cosimo de’ Medici; Sante riuscì a governare la città ed a
mantenerla in pace grazie all’appoggio dei Medici, grazie ad un accordo
con la Chiesa in cui si affermava che Bologna faceva parte dello Stato
Pontificio, ma era governata dai cittadini e grazie all’appoggio dei nuovi
Duchi di Milano, gli Sforza, dei quali sposò un’esponente.
A sante successe Giovanni II, che resse Bologna in un periodo pacifico e
prospero, fino a quando la città, in bilico fra gli Sforza, duchi di Milano ed
i Medici signori di Firenze si trovò a dover decidere se appoggiare
Ludovico Sforza, detto il Moro, impegnato a contrastare la discesa in Italia
dei francesi, prima con Carlo VIII e poi con Luigi XII; Giovanni II si
schierò con il Duca milanese e, una volta che questi fu sconfitto, pur
evitando uno scontro armato, fu costretto a pagare una ingente somma per
la ritirata dell’esercito d’oltralpe. Questo venne considerato, come
probabilmente fu, un grave errore politico, proprio quando in Italia stava
assumendo sempre maggior potere Cesare Borgia, nominato dal Papa
Duca di Romagna; nel 1506 Giulio II, deciso a restaurare lo Stato della
Chiesa ed appoggiato dai francesi mosse verso Bologna e la città, dopo
aver strenaumente resistito non potè far altro che sottomettersi al
Pontefice.
Dal punto di vista urbanistico ed architettonico questo periodo per certi
versi molto burrascoso fu prolifico di nuovi monumenti, importanti palazzi
ed opere d’arte degne di signorie forse più famose di quelle dei Pepoli e dei
Bentivoglio che ressero Bologna. L’opera che di gran lunga sopravanza le
altre fu iniziata nel 1390: dopo aver espropriato e demolito quattro isolati a
Sud di Piazza Maggiore, prese vita la Basilica di San Petronio, intitolata al
Vescovo Bolognese; l’opera, in origine grandiosa (doveva essere di
dimensioni maggiori di San Pietro a Roma), non fu mai terminata, come
testimonia la facciata, rivestita di marmo solo nella parte più bassa; la
Basilica fu da sempre considerata la "Chiesa dei Bolognesi", in
contrapposizione alla Cattedrale di San Pietro (1019), che oggi si affaccia
su Via Indipendenza, simbolo del potere centrale ecclesiastico di Roma
(ancora oggi sede del Vescovo). Importanti costruzioni civili dell’epoca
furono i Palazzi Pepoli, fatti costruire da Romeo e Taddeo Pepoli
sull’attuale Via Castiglione e Palazzo Bentivoglio, successivamente
distrutto nel 1507.
Della storia o preistoria di Bologna ne è vetrina e testimone il museo etrusco, forse unico nel suo genere al mondo, che parla degli antichi bolognesi, delle usanze, della vita, di loro e delle loro donne, e come per loro arrivarono alla graziosa civetteria nei gioielli, e che ancora oggi vengono imitati nella filigrana.
Ma che fosse o no l'antica Felsina la capitale dell'etruria, essa divenne nell'anno 563 colonia romana, e cominciò da qual tempo a chiamarsi Bonomia, e cominciò da allora la sua vita civile, e cominciò da allora un'altra delle sue tradizioni, quella della ricchezza. Pomponio Mela la descrive come una delle cinque città più ricche d'Italia, e forse fin da allora Bonomia divenne La Glassa.Poi dopo il cristianesimo, dopo l'episcopato di Petronio, che nella tradizione Bolognese ha il titolo di nuovissimo fondatore della città,discesero i barbari, Unni, Eruli, Goti, Visigoti e Longobardi. Un secolo dopo i terrori, sorse sul cielo di Bologna la grande serenità del diritto, e con Irnerio inizia un nuovo periodo di vita civile.
| Chi
non parla il dialetto BOLOGNESE potrebbe dire che è orribile. La
sua caratteristica è il brisa, una negazione, briciola,
niente; una parola pronunciata con tale difficoltà di intonazione e
vocalizzazione che fa capire al più mediocre parlatore del dialetto
se colui che lo parla è o no della città.
Il Bolognese è un popolo conservatore, come tutti quelli che hanno dei monumenti che ammoniscono ed atterriscono, ed hanno anche quella certa rilassatezza che viene appunto dalla gloria e dalla storia. Nessuno come il Bolognese, sa osservare e pazientare, aspettando. |
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Qual pare a riguardar la Garisenda sotto il chinato, quando un nuvol vada Sovr'essa sì ch'ella in contrario penda Tal parve Anteo a me, che stava a bada di vederlo chinare, Altre torri sono la Azzoguidi, la Torre dei Catalani, la Torre Prendiparte, detta anche Coronata, la Torre dei Galluzzi, la Torre Oseletti, la Torre degli Uguzzoni |
Bologna possiede molti palazzi veramente monumentali, costruiti ed abitati dalle ricchissime famiglie che essa aveva nella sua nobiltà. Non mancano però esempi dell'architettura del rinascimento, caratteristica specialmente per certe terrecotte molto eleganti e molto reputate, conosciute con il nome di terrecotte bolognesi. Uno dei palazzi, quello del comune, risulta dalla incorporazione di due palazzi, quello detto della Biava e quello della casa di Accurzio. Sulla fronte del palazzo è la statua di Gregorio XIII, quello che fu fatto diventare, togliendogli il triregno e sostituendovi una mitra e acconciandogli tra le ginocchia il pastorale, un San Petronio per salvarlo dalla devastazione francese. Più in alto è la celebre Madonna in terracotta di Nicolò dall'Arca, del secolo XV una delle più belle e preziose opere d'arte che si ammirano a Bologna

