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Collocata all'inizio della valle del Crati,
tra la Sila e la catena Costiera, si trova nel cuore dell'omonima
provincia. E' toccata dall'autostrada del Sole, ma anche da una
superstrada che
collega
Paola con Crotone. E' servita dalle Ferrovie dello Stato (
collegamento con la litoranea tirrenica a Paola e con quella
ionica a Sibari ) e dalle Ferrovie calabrolucane. Cosenza che
sorge alla confluenza del Crati col Busento, è nettamente
distinta in due quartieri separati dal corso del Busento: l'uno
antico a monte e l'altro moderno, più ampio, in zona
pianeggiante. Quest'ultimo che ha una disposizione viaria
essenzialmente ortogonale, si è esteso verso Nord solo a partire
dall'ultimo decennio dell'800, in seguito alla bonifica delle zone
paludose e alla costruzione della ferrovia per Sibari. L'economia
della città è basata in parte ancora sulle produzioni agricole
della zona circostante ( ortofrutticoli, cereali, bestiame,
legname ), per la quale la città funge da mercato. Gli sviluppi
industriali sono stati fin'ora di limitata importanza. Sono
comunque presenti principalmente i settori del
vestiario-abbigliamento, della meccanica, della lavorazione del
legno, ma l'attività più intensa è stata sempre quella
edilizia. Vista sotto l'aspetto del settore terziario, Cosenza
gioca un ruolo importante nel campo commerciale ed in quello
amministrativo. Cosenza è ricordata da Strabone come città dei Bruzi, non già come città greca. Subì tuttavia l'influenza
della
Magna Grecia ed in seguito, come tante altre città fu coinvolta
nelle vicende delle guerre puniche ( fu alleata di Cartagine ). In
seguito divenne romana e acquistò importanza con la costruzione
nel sec. II° a.C. della via Popilia che collegava Capua con
Reggio. Secondo una antichissima leggenda, nel 410
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d.C. presso Cosenza sarebbe morto Alarico
re dei Visigoti, che i suoi avrebbero poi seppellito, con tutti i
tesori depredati durante il sacco di Roma, nel letto del Busento,
dopo averne deviatole acque. Le dominazioni che si succedettero
nell'Italia meridionale( bizantini, normanni, svevi, Angioini )
coinvolsero anche Cosenza che però riuscì, sempre con fierezza,
ad evitare soggezioni feudali. Il suo carattere demaniale fu
confermato, nel sec. XV, da Alfonso I d'Aragona, che le concesse
ampi privilegi. Tuttavia il declino della città iniziò proprio
con l'avvento del dominio spagnolo.
Cosenza conserva scarsissimi resti antichi e altomedioevali; di
maggiore consistenza sono quelli di epoche successive, i quali
coincidono cronologicamente con il ruolo politico egemone che, dal
sec. XIII, la città acquisì all'interno della Calabria
settentrionale: la cattedrale ( nel cui tesoro si conserva una
antichissima croce-reliquario del sec. XII che tutto il mondo
invidia, la "Croce
Bizantina"
) e la chiesa di San Francesco sono prevalentemente duecentesche;
il Castello Svevo, che dal colle Pancrazio domina i tortuosi
quartieri medioevali, risale in gran parte a Federico II.
Quattrocentesche sono le parti originarie della chiesa conventuale
di San Domenico, posta al di là del Busento, che nel '700 venne
rinnovata ed adornata di una bella cupola. Tra i secc. XV e XVI la
città conobbe un notevole fervore culturale; vi ebbero sede
alcune stamperie, vi fu attivo il grande filosofo Bernardino Telesio, vi fu fondata l'Accademia Cosentina che mantenne una
notevole importanza anche nel Seicento. Al sec. XVII risale tra
l'altro il soffitto ligneo della chiesa di Santa Chiara (oggi
sconsacrata). L'ultima delle due grandi guerre che coinvolse tutto
il mondo, provocò alla citta dei Bruzi dei gravi ed irreparabili
danni.
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