Modena
La Ghirlandina è la torre massima della città, ed è coetanea al duomo. Rappresenta il simbolo della città, e nei suoi sotterranei è custodita la famosa Secchia, rapita dai modenesi ai bolognesi, e che formò il soggetto del poema di Alessandro Tassoni
Quando l'aquila romana dal Lazio e dall'Etruria cominciò a spiegare in volo verso la Gallia Cisalpina, il territorio modenese fu dei primi a diventare frutto della conquista romana. Colonia romana Modena fu fiorentissima e tra i fasti ricorda l'impegno con Decio Bruto, proconsole della gallia Cisalpina nell'anno 710 a resistere al tentativo di Antonio di prendere la città. Da questo fatto Cicerone prese lo spunto per celebrare in una delle sue orazioni lo splendore e la fermezza della colonia romana di Modena, dicendola tra le più forti e benemerite della Gallia Cisalpina. Il dialetto modenese non ha qualità tipiche, se non la cantilena piuttosto accentuato con la quale chi parla accompagna molte parole. Si presta ai sottintesi, ai doppi sensi e viene adoperato con molta arguzia. e chi lo comprende bene, vi trova di sovente spirito e vivacità.
Piazza Grande Qui aveva sede di sabato il mercato settimanale, regolato dagli statuti del 1327, che fu
spostato al lunedì da disposizioni francesi alla fine del '700.La Piazza era in queste
occasioni un colorato luogo d'incontro. Ma ai primi del Novecento quel colore appariva
antigienico e antiestetico, indegno del decoro della piazza di un tale Duomo.
Così nel 1931 il mercato della frutta e verdura fu trasferito nella nuova area, stabilmente a
ciò adibita, del mercato coperto di Via Albinelli: una meta da consigliare a chi, alla ricerca
della misura quotidiana di una città, ne sa apprezzare i toni minori.
Dal mercato coperto può partire un piccolo percorso alla ricerca dei segni lasciati in città dallo scultore modenese
G. Graziosi, quasi tutti risalenti agli anni '30.Sua è la "Fanciulla con canestro di frutta", solida figura femminile
eretta tra i banchi del mercato; appena fuori, in piazza XX Settembre, c'è una fontana con un putto in bronzo,modellato dal Graziosi con sensibilità attenta allemovenze infantili (questa però è una copia, il cui originale
è visibile nella Gipsoteca Graziosi, al Palazzo dei Musei, insieme a molti gessi; tra questi, le opere preparatorie per
le statue collocate sul Palazzo Ducale). L'opera più nota è la Fontana di Largo Garibaldi, con i fiumi Secchia e
Panaro simboleggiati nei nudi opulenti di una figura
femminile e di una maschile. Dello stesso 1938, ma lontanissima da questa padana
sensualità, è la scarnificata figura di S. Francesco, chinato a predicare agli uccelli sulla
fontana della piazza che ha preso il suo nome. Un'altra generosa forma femminile è
modellata per una fontana che, dopo varie collocazioni, si trova ora in Largo S. Giacomo.
Il mercato settimanale del lunedì resta nelle abitudini modenesi, ma la sede è stata
spostata nel Parco Novi Sad, in cui si svolge anche la mostra mercato dell'antiquariato, il
quarto sabato e la successiva domenica di ogni mese, ad eccezione di luglio, agosto e
dicembre. La piazza è rimasta centro della tradizione: è festosissima e piena di gente fino
all'inverosimile nella ricorrenza di S. Geminiano, patrono locale (31 gennaio) e di giovedì
grasso, giornata di Sandrone, la maschera modenese che pronuncia il suo annuale
«sproloquio» ai concittadini dal balcone del palazzo municipale. È quasi solo in queste
occasioni che è possibile vedere la piazza nella sua antica animazione di banchi,
ombrelloni, gente: è un colorato accendersi di vita in uno spazio che ha perduto l'antico
ruolo di cuore commerciale della città. La piazza aveva anche una forte vocazione civile:
ne fa fede la pietra «ringadora», nell'angolo di nord est, di fronte allo scalone comunale.
Il nome ci dice che quella pietra era il palco da cui arringare la folla, cioè il pulpito per i
discorsi. In seguito le toccò una funzione sempre entro la vita civica, ma meno nobile: lì
dovevano battere tre volte a natiche scoperte i debitori, in segno di umiliazione;
lì venivano lasciati i corpi degli annegati in attesa di riconoscimento.
Di fronte, nell'abside del Duomo, sono ancora incise le misure della pertica, del braccio, della tegola, del mattone, a garanzia dell'onestà dei commerci in piazza: questo sta a testimoniare come la piazza fosse veramente il cuore della città, luogo di grande rilevanza economica.



