Puglia .
La Puglia fu popolata in
età storica da genti di stirpe illirica ( Dauni, Japigi e Messapi)
e da coloni greci che si insediarono sulle coste del territorio
creando colonie che rientravano nell'ampio quadro della Magna
Grecia e delle quali la più dorica fu sicuramente Taranto
Anche i romani, in seguito alle vittoriose guerre contro i Sanniti
e contro Pirro, vi fondarono alcune colonie latine fra le quali
Brundisium (l'od. Brindisi, che divenne la più grande stazione
marittima sulla via d'Oriente), Troia, Canosa, Ruvo, Bitonto,
Egnazia, Lucera, Venosa e Siponto.
Con Augusto la regione godette di una notevole floridezza
economica sia per l'agricoltura che per la posizione geografica
che ne faceva il ponte naturale di commercio fra Roma e l'Oriente.
Proprio in quel periodo vennero costruite la Via Appia, che
terminava a Brindisi, e la Via Traiana.
La guerra bizantino-gotica del VI secolo segnò l'inizio dell'età
più buia del Medioevo Pugliese: i Bizantini integrarono i vari
centri della Puglia nell'impero e introdussero un pesante
fiscalismo.
Tra il VII e l'VIII secolo seguì la lenta invasione longobarda e
saracena, cosicché i bizantini persero le località principali
mantenendo solo il Salento (Otranto e Gallipoli). Solo Bari,
destreggiandosi fra Greci, Longobardi e Saraceni e con l'aiuto
della Repubblica di Venezia, riuscì a mantenere una certa
autonomia.
Nel IX secolo, con la ripresa dell'impero d'Oriente sotto Basilio
I°, venne riacquistato il tema longobardo. Tornarono ad essere
bizantini, fra gli altri, i porti di Bari e Taranto - che
godettero a Costantinopoli di privilegi pari a quelli di Venezia e
Amalfi - mentre Lecce divenne un notevole centro culturale e
religioso.
Si intensificarono così i traffici commerciali con l'oriente
bizantino e mussulmano e le città videro sorgere autonome
istituzioni comunali, espressione della rinascita delle
popolazione indigene. Questa maggiore autonomia comportò anche
l'affermarsi di rivolte antibizantine che trovarono un capo nel
nobile Melo di Bari che, con Enrico II, tenne testa ai bizantini
servendosi di mercenari normanni (1009-1016).
Per alcuni anni la regione fu teatro di lotte intestine che si
conclusero poi con la vittoria degli Altavilla.
Roberto il Guiscardo, nel 1059, diventò duca di Puglia e
Calabria, realizzando l'unificazione del territorio della regione.
La dominazione normanna segnò un sostanziale progresso culturale
e materiale della regione (istruzione, ponti, cattedrali,
strutture urbane) e un grande rigoglio commerciale per i rapporti
con Oriente e Africa settentrionale. Per non parlare poi, dal
punto di vista artistico, della fioritura delle splendide
cattedrali romaniche che fino all'età sveva sorsero nelle città
episcopali pugliesi.
Ulteriore sviluppo civile si ebbe poi con Guglielmo II ( che
agevolò i commercianti pugliesi favorendo i contatti con i
mercanti veneziani) e Federico II, con il quale ebbe inizio uno
dei periodi più fecondi della storia pugliese durante il quale i
suoi abitanti manifestarono vitalità senza eguali.
Favorì la vita economica e artistica del paese, si preoccupò di
proteggere i ceti medi e rurali, di creare pace interna con una
severa amministrazione, di fondare e restaurare città,
costruzioni, cattedrali, residenze e castelli (ricordiamo il
Castel del Monte, simbolo architettonico di quel periodo di
splendore). Dopo di che la decadenza.
Dal 1264 al 1435 la Puglia fu sotto la dominazione angioina che
determinò gravi pregiudiziali per tutta la regione. Dilagò
l'anarchia baronale e ci fu una sensibile diminuzione dei
traffici. I commerci furono così pian piano monopolizzati da
mercanti stranieri (genovesi, fiorenti e soprattutto veneziani).
Proprio Venezia cominciò ad essere sempre più presente con
appalti di dogane e privilegi e con finanziamenti.
Già in quest'epoca, poi, ma ancora di più con gli aragonesi, si
aggravò il processo di feudalizzazione, per cui si svilupparono:
la piaga del latifondismo, il disordine giudiziario e
amministrativo e la mancanza di sicurezza. In definitiva, angioini
e aragonesi, consideravano la Puglia non come una terra da
valorizzare ma solo da sfruttare.
Gli anni che andarono poi dal 1503 al 1707 furono caratterizzati
dalla dominazione spagnola e dal suo mal governo. Poiché
consideravano la Puglia solo come un baluardo militare, non ebbero
scrupoli a piegare l'agricoltura ed a impoverire i terreni con il
loro fiscalismo vessatorio.
Fu il punto più basso della decadenza della regione: ponti
abbandonati o insabbiati, coste impaludate, regresso agricolo,
inaridimento commerciale, manomorta ecclesiastica, amministrazione
della giustizia insufficiente, feudalità tiranneggiante,
diffondersi del brigantaggio per l'incuria degli spagnoli nei
confronti del sistema stradale e impoverimento demografico per la
leva forzata a favore delle guerre spagnole. Qualche giovamento si
ebbe solo col riformismo illuminato dei borboni e con le riforme
del periodo napoleonico che comportarono l'abolizione della
feudalità, la ristrutturazione di latifondi e terre pubbliche e
sostanziali progressi in campo giudiziario.
Durante la restaurazione, però, il governo borbonico non seppe
reagire efficacemente al brigantaggio come non fu in gradi di
continuare l'opera di Murat, il quale aveva cercato di liberare la
Puglia dalla vecchia cerchia medievale che la soffocava.
Con la caduta dei borboni, la Puglia fu annessa al regno di Italia
( 1860) e suddivisa nelle province di Bari, Foggia e Lecce. A
queste si aggiunsero successivamente Taranto e Brindisi ( prima
circondari della provincia di Lecce).
Per capire la storia e
la cultura della Puglia, il mare è un interlocutore essenziale.
Senza il mare la Puglia non avrebbe conosciuto mentalità e
costumi di popoli diversi, modi di vita, modelli di cultura,
tecniche di navigazione, rotte marittime, prodotti e sistemi
produttivi, correnti religiose e non avrebbe di conseguenza
elaborato le strutture e le istituzioni che si sarebbero
sedimentate sul suo territorio.
La Puglia è fra le regioni italiane quella con la costa più
lunga, 829 km con il periplo delle sue isole.
Rodi Garganico è la sentinella nord del promontorio garganico.
Frequentatissima d'estate, è punto di partenza per interessanti
mete turistiche: foce di Varano, Foresta Umbra, San Menaio,
importante centro di vacanze balneari, con camping all'ombra di
rigogliose pinete e spiagge di sabbia finissima.
Le isole tremiti distano appena dodici miglia dalla costa
garganica. Sono tre piccoli isolotti: san Nicola è il capoluogo e
vi è possibilità di attracco per motonavi ed altre imbarcazioni
purché non siano troppo grandi dato che il fondale non è molto
profondo.
Le altre due isolette , invece, sono più ricche di calette
naturali: si tratta di San Domino e di Caprara.
Per i sub le isole Tremiti costituiscono di certo l'ultimo
paradiso : non di rado infatti la federazione italiana organizza
tornei, anche a livello internazionale. Ma torniamo sulla costa
garganica.
Dopo Rodi, degna di nota è Peschici, appollaiata su di un
promontorio roccioso con ai suoi piedi una splendida spiaggia
sabbiosa interrotta, di tanto in tanto, da rocce e scogli, caverne
e grotte.
Dopo Peschici la costa si frastaglia e passando per Manacore,
Torre di Calalunga, Torre di Pinale , Torre la Chianca, Torre di
Porticello e Torre di Molinello, si arriva a Vieste. Vieste è
dotata di un piccolo porticciolo, ben attrezzato, dove è anche
possibile effettuare riparazioni di emergenza.
La costa in quel punto offre la possibilità di visitare, in barca
o motoscafo, splendide grotte marine ( grotta Donna, grotta
Azzurra, grotta dei Pipistrelli, grotta dei Colombi, grotta del
Bue Marino...).
Proseguendo da Vieste in giù, si doppia il promontorio e si
raggiunge la Testa del Gargano per poi poter arrivare ad ammirare
la cala di Pugnochiuso o quella delle Zagare. Qui il mare è terso
e non inquinato poiché non ci sono industrie e la presenza di
fitti boschi contribuisce a ossigenare l'aria.
Proseguendo arriviamo a Manfredonia. nel golfo che porta il suo
stesso nome vi è un porto attrezzato di tutto e imbarchi per le
isole Tremiti. A Manfredonia si può trovare pesce sempre fresco
ed è punto di partenza per interessanti gite nei dintorni.
Proseguendo per la costa sempre bassa, si arriva a Margherita di
Savoia, importante centro di produzione di sale, nonchè stazione
balneare e termale. Anche qui il porto è abbastanza attrezzato.
Si arriva poi a Barletta, anch'essa con porto attrezzato.
Durante la sosta, gita d'obbligo a Canne della Battaglia. Quindi
Trani, Bisceglie, Molfetta, Giovinazzo: tutti centri abbastanza
grossi, con porti ben fatti, con caratteristici borghi antichi e
monumenti di un certo interesse.
Eccoci a Bari. Non mancano i circoli nautici: il Circolo della
Vela è uno dei migliori in Italia.
Da Bari partono traghetti per la Grecia. Non ci sono spiagge ma in
compenso è una bella città da visitare, con uno dei lungomari
più lunghi d'Italia.
Proseguendo verso Sud, troviamo Torre a Mare, Mola di Bari (con un
porto anche per pescherecci e possibilità di rifornimenti), San
Vito, Polignano a Mare (abbarbicata sulla Grotta Palazzese, un
ampio anfratto scavato dal mare). In questo punto della costa è
possibile imbattersi in grotte marine molto suggestive e in
calette dove l'acqua del mare è tersa e pulita.
E arriviamo a Monopoli, dotata di un porto molto ben attrezzato.
Qui la sosta è d'obbligo. E' la zona di Castellana Grotte, dello
Zoosafari, di Locorotondo, di Martina Franca.
| La
gastronomia di una regione è legata fondamentalmente a
due fattori, la sua conformazione geografica e le sue
vicende storiche. Per quanto riguarda la Puglia, la sua natura pianeggiante con dolci rilievi e la grande estensione costiera, hanno fatto si che la popolazione si sia dedicata ad attività prevalentemente di coltivazione, allevamento e pesca, da qui la nascita di una cultura gastronomica basata sull 'impiego dei prodotti di queste attività. La natura pianeggiante e il clima temperato umido hanno favorito la coltivazione di grano, uva e verdure oltre all'impianto di alberi da frutta e ulivi. Data la grande quantità di grano prodotto, la cucina pugliese si è sempre basata sui su alimenti a base di farina quali il pane e la pasta. Il pane è sicuramente l'alimento più consumato; a base di farina normale, farina integrale, farina di semola e nelle forme più svariate racconta la tradizione e la vita delle popolazioni pugliesi, basti pensare alle "frisedde" che rappresentavano, a volte, l'unico tipo di alimento nel pranzo dei coltivatori. Un'alimentazione basata sui farinacei, nel contesto anche della tradizione italiana, non poteva non sviluppare una tradizione nella preparazione della pasta alimentare. Ha titolo di esempio le famose orecchiette pugliesi , ma anche "strascenate", "chiancarelle", "troccoli" e così via. Ovviamente alla preparazione dei vari tipi di pasta si affianca una nutrita schiera di condimenti che ovviamente prendono il via da ciò che la terra generosa riesce a dare. E così condimenti a base di erbe di campo e erbe di orto. Dalla generosità del mare anche condimenti a base di pesce e frutti di mare , il "ciambotto", "spaghetti al sugo di cozze", e tipici secondi piatti. La presenza di pesce azzurro ha favorito così la creazione di piatti e zuppe di pesce. Da non sottovalutare poi piatti a base di crostacei e molluschi, su cui rimane la tradizione della consumazione "a crudo". Sempre la conformazione pianeggiante della Puglia, ha favorito l'allevamento, prevalentemente ovino, che ha dato vita a tradizioni di cucina semplici, come la preparazione di spiedini, e più elaborate , come gli "gnemerìidde" a base di budella d'agnello. L'allevamento non poteva non favorire la cultura casearia, produzione di latticini, formaggi ovini e caprini come la ricotta, la "ricotta forte", "cacioricotta", "formaggi pecorini"; formaggi da latte ovino quali "mozzarelle". Ultimo ma non meno importante elemento della cucina pugliese è rappresentato dai "dolci", legati alle ricorrenze religiose," le "pèttue o zèppole" , "taralli", "cartellate". |

